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I maiali populisti incoerenti

È molto istruttivo lasciare passare qualche giorno senza scrivere per poi riprendere in mano quanto avvenuto durante il “silenzio stampa”: ti rendi conto che solo ad elencare le baggianate dichiarate dai nostri politici in questo lasso di tempo non basterebbe un libro. Quando lo fai, operando una selezione delle frasi per ovvi motivi di spazio, ti sorge in automatico una domanda: da che gente ci stiamo facendo guidare? Certamente – e questa è la tragica conclusione – anche da dei personaggi che fingono di ignorare la Costituzione per fini più preoccupanti.

In questi giorni è addirittura dovuto intervenire Napolitano – quello che ha promulgato il lodo Alfano e il legittimo impedimento – per ricordare alle teste calde della maggioranza che chi decide se andare o meno ad elezioni è il presidente della Repubblica e non un pregiudicato per finanziamento illecito che inneggia ad inesistenti stati nel Nord, un piduista capogruppo del Pdl alla Camera o uno Schifani qualunque, sul punto già recidivo (era il 17 novembre scorso quando se ne uscì con la frase «Se la maggioranza è divisa, si torni al voto»).
 
Ed è stato sempre il capo dello Stato a dover ricordare che un eventuale governo tecnico – che, allo stato attuale, è semplicemente un’utopia – non rappresenta un golpe: esso infatti può andare avanti solo se ha la fiducia dei parlamentari, i rappresentanti del popolo. Purtroppo tali ovvietà in Italia sono considerate come cose fantascientifiche o – nel caso di quel pover’uomo che risponde al nome di Stracquadaniocomuniste.
 
Urge evidentemente un piccolo ripasso dei meccanismi alla base della nostra Repubblica: i cittadini italiani eleggono i parlamentari, non il capo del governo, nominato infatti solo dal presidente della Repubblica (art. 92), l’unico che può sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni (artt. 87 e 88) e che a sua volta viene eletto solo dai suddetti parlamentari (art. 83). Insomma, come ha ribadito Napolitano, non possono esistere governi che non siano politici. Il concetto, per uno che ha studiato anche solo vagamente la Costituzione, è semplice.
 
Ciò detto, bisogna stare attenti: i personaggi di cui sopra stanno solo fingendo di ignorare questi basilari principi. Le loro dichiarazioni infatti sono mirate ad un progetto ben preciso: far passare nella testa dei loro supporters il modello populista-plebiscitario di stampo fascista per abituarli all’idea. Ecco perché non c’è giorno in cui uno dei berluscones più o meno doc non ribadisca questi concetti, alla base del totalitarismo: a forza di sentirselo ripetere a reti unificate, il popolo bue comincerà a crederci, dimenticandosi delle sacrosante parole scritte nella Carta.
 
Già, il popolo, quella massa indefinita che purtroppo allo stato attuale sostiene ancora questa maggioranza. Il popolo soprattutto berlusconiano e leghista dunque. Quest’ultimo tornato ancora una volta alla ribalta grazie a Bossi: a sentire sbraitare il Senatur, te lo immagini sempre lì che aspetta, ovviamente armato, di fare un po’ di rumore («Berlusconi porta in piazza la gente e sono tanti, di più. La Lega si unisce a quell’operazione con il Veneto, il Piemonte e la Lombardia. Sono un sacco di milioni persone e sono incazzate», oggi), anche se in maniera democratica («La Lega fortunatamente ha qualcosa come 20 milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine. Se non c’è democrazia nel Paese, la portiamo noi», 31/07/10).
 
Senza di esso e quindi senza il partito padano, probabilmente Berlusconi e il berlusconismo sarebbero già un ricordo. Ha infatti ragione Bossi quando dice che «la maggioranza la determina la Lega», è sempre stato così. Anche quando ha perso, nel 2006, il Carroccio è risultato decisivo nell’indicare la maggioranza: è bastato il porcellum di Calderoli per rendere ingestibile la legislatura, proprio quel porcellum per il quale siamo qui a parlare della possibilità del governo tecnico, che entrerebbe in carica solo per cassarlo.
 
Dunque, bisognerebbe depotenziare la Lega. In realtà basterebbe solo volerlo, gli argomenti per riuscirci ci sono tutti. Puoi parlare di legalità elencando gli inquisiti del Nord e dei venditori di fumo con le riforme promesse ma mai andate in porto. Oppure puoi basarti sull’incoerenza.
 
Parlando di questo fantomatico governissimo ad esempio, sarebbe interessante mettere a confronto la posizione odierna dei padani («L’idea di un governo tecnico è fuori dal mondo») con quella del 1995, quando fu proprio il Carroccio a far cadere Berlusconi: all’epoca Bossi&co. non si strapparono i capelli per il mancato ricorso alle urne e per la nomina del governo tecnico guidato da Lamberto Dini, tant’è che gli diedero la fiducia e l’appoggio esterno. Altri tempi, evidentemente. Fatalità però erano gli stessi in cui anche loro – come in questi giorni i finiani – si rifacevano alle carte poi usate da Marco Travaglio, risultando peggio dei dipietristi di oggi.
 
Il materiale per contrastare la retorica leghista c’è, ed è anche parecchio. Se poi ci fosse un’opposizione che lo utilizzasse, sarebbe anche meglio. Già, un’altra utopia, come il governo tecnico che almeno ripristinasse le preferenze nella legge elettorale per riportare l’Italia nel solco delle democrazie e fermare la deriva populista.
 
Alessandro Bampa

Pubblicato il 14/8/2010 alle 23.46 nella rubrica diario.

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