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Feltri, รจ giunta l'ora

Dopo la nostra lettera di ieri, continuiamo ad occuparci di Vittorio Feltri e del suo occhiello di ieri, «In piazza gli amici di Spatuzza». La situazione sta infatti evolvendo.

In facebook è nato subito il gruppo «Quereliamo Il Giornale per averci chiamato "Amici di Spatuzza"» che, in poco più di 24 ore, ha raggiunto i 2200 iscritti. L’iniziativa ha giù avuto un’eco mediatica, essendo già stata descritta da Eloisa Covelli per l’Altro Quotidiano, e sembra destinata ad andare fino in fondo: stanno infatti arrivando le adesioni di diversi avvocati, tutti pronti a sostenere la denuncia contro Il Giornale, mentre si sta tentando di mettersi in contatto con Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e Salvatore Borsellino per avere una sufficiente copertura economica per le azioni legali. Il fatto poi che Giulio Nicolai, il fondatore del gruppo, sia indubbiamente una persona seria (sta tenendo sotto controllo l’indignazione degli iscritti, spesso troppo pronti a rispondere a Feltri con la sua tecnica migliore, ovvero l’offesa), non può che favorire la buona riuscita dell’evento.
 
Da queste basi, invitiamo ad una riflessione. L’evoluzione di questa iniziativa infatti sembra lasciare aperti scenari inimmaginabili. Il perché è presto detto: se tutti i partecipanti alla manifestazione denunciassero Il Giornale per diffamazione (ai sensi dell’art. 595 c.p.), che si tratti di denunce singole o di una denuncia collettiva, si porrebbe fine al balletto di cifre che ha accompagnato l’evento. Infatti i querelanti (che devono solo dimostrare di non essere «amici di Spatuzza» e di essere stati presenti alla manifestazione) devono dare le loro generalità. Conseguenza ovvia è che il loro numero andrà a rappresentare quello dei partecipanti alla protesta di Piazza San Giovanni. Il tutto verrebbe certificato «in nome del popolo italiano», cioè con una sentenza, evidenziando sicuramente come quell’indegno «90.000 partecipanti» della questura sia solo l’ennesima menzogna di questo finto Stato democratico.
 
Forse siamo un po’ troppo utopici. Ma forse no: basta guardare cosa è successo col No B day, nato quasi come una boutade ed entrato di prepotenza nel dibattito politico. È anche per questo precedente che ci sembra che finalmente sia giunta la fine di questa disinformazione di regime, sempre pronta alle bufale e alle offese che, per un onesto cittadino, risultano inaccettabili.
 
Non si può sentirsi definire «amici di mafioso» da un quotidiano che, più o meno indirettamente, è proprietà del vero e orgoglioso amico di mafiosi, ovvero Silvio Berlusconi. Quello che, tanto per rinfrescare la memoria a Feltri, definì «eroico» il «comportamento» – cioè l’omertà, tipicamente mafiosa – di Mangano, condannato a partire dagli anni ‘60 per lesioni personali, truffa, ricettazione, assegni a vuoto, porto abusivo di coltello, traffico di stupefacenti, estorsione, associazione mafiosa (nel processo Spatola) e all’ergastolo per duplice omicidio.
 
È giunta l’ora di finirla. È giunta l’ora di farla pagare a chi offende quotidianamente le persone oneste. È giunta l’ora di finirla di fare gli idioti (nell’accezione greca di coloro che si disinteressano della vita pubblica). È giunta l’ora di diventare veramente attivi. È giunta l’ora di farla finita con questa impunità che va dai politici non-eletti ai presunti giornalisti. È giunta l’ora, per usare la parola simbolo di Salvatore Borsellino (altro noto amico di mafiosi, vero Feltri?), della restistenza.
 
AB

Pubblicato il 7/12/2009 alle 23.10 nella rubrica diario.

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