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POLITICA
16 gennaio 2010
Minzolini e Cicchitto prima della cura

Ringraziando per la segnalazione l’articolo odierno Cick e Minzo, come eravamo di Marco Travaglio, riportiamo l’intervista che tale Minzolini Augusto fece a tale Cicchitto Fabrizio per La Stampa, pubblicata il 19 novembre 1993.

«"Non ne parliamo. Sono stato davvero un idiota. È stata una grande stupidaggine. Ho pensato di iscrivermi a quella loggia come ci si iscrive al Rotary, ai Lions. Così quando è scoppiato lo scandalo P2 non mi restava che il suicidio...". Seduto su una poltrona di Montecitorio, Fabrizio Cicchitto parla del dramma della sua vita, quell’iscrizione alla loggia P2 che più di dieci anni fa costrinse lui, astro nascente socialista, ad un lungo esilio dalla politica. Forse adesso che il giudice Cordova parla dei 1600 affiliati della P2 rimasti sconosciuti, vale la pena di parlare proprio con Cicchitto di quella vicenda, non fosse altro per il fatto che lui è stato uno dei pochi che ha pagato. Ricorda il personaggio: "Quando gli elenchi uscirono dissi subito tutto. Ero convinto che la cosa migliore fosse quella di togliersi subito di dosso quel peso, per poter ricominciare. Così sono rimasto fuori per tanti anni e sono rientrato in Parlamento nell’ultima legislatura, giusto il tempo per vedere la fine di tutto. Quando si parla della sfortuna... ". Un attimo di pausa, quello necessario per mettere Cicchitto al corrente delle ultime ipotesi formulate da Cordova sull’esistenza di altri elenchi della P2 rimasti segreti. Quando il personaggio riprende il filo del discorso l’espressione del suo viso è cambiata: è comparso un sorriso amaro. "Certo – dice – io ho ammesso subito, ho pagato, ma se penso a quello che è venuto fuori in questi mesi... Ho capito, ad esempio, che Bettino Craxi e Claudio Martelli c’erano dentro fino al collo con Gelli e Ortolani. Ad esempio, la storia dei 30 milioni di dollari, del conto Protezione, mica è uno scherzo. C’è da credere davvero che in quegli anni, con tutti quei soldi, si siano comprati il Psi". Gia' , il partito socialista, quello della fine degli Anni Settanta, quello delle grandi lotte interne che accompagnarono l’avvento di Bettino Craxi. Cicchitto all’epoca era con Riccardo Lombardi contro Craxi e ora che il “craxismo” è finito in soffitta gli tornano alla mente quelle vecchie storie: "Io – racconta – ho sempre in testa quel comitato centrale del ‘79, quello che avremmo potuto vincere per tre voti. Signorile, invece, non volle provarci e non se ne fece niente. In questi anni gli ho chiesto spesso il perché, gli ho chiesto se era ricattato, ma lui mi ha sempre detto che fu solo uno sbaglio, che aveva un altro piano in testa. C’è da credergli, perché nei mesi successivi se Craxi avesse avuto in mano qualche dossier contro di lui lo avrebbe usato". "In quegli anni dentro il Psi ci furono delle lotte davvero pesanti. Fecero scoppiare il caso Eni Petromin. Lo stesso Nenni, che si era accorto che Craxi voleva strafare, gli scrisse una lettera per chiedergli di dimettersi. Certo questo episodio gli altri lo smentiranno sempre, ma è la verità, Pietro Nenni quella lettera la scrisse davvero. A me lo confidò in quei giorni un suo vecchio amico, Dino Gentili. Ne misi al corrente anche Riccardo Lombardi che mi consigliò di andare a sondare lo stesso Nenni, magari con la scusa degli auguri di Natale. Io feci passare il 25 dicembre, ma quando telefonai per avere un appuntamento, la figlia mi disse che stava morendo...". Storie passate, racconti della fine degli Anni 70 che hanno condizionato però tutto il decennio successivo. "Quando si parla dei soldi e della politica... Eh, altroché – sospira Cicchitto – se non contano i soldi in politica. Ad esempio, se io, Signorile e De Michelis fossimo rimasti insieme, saremmo riusciti a contrastare Craxi. Insieme funzionavamo, purtroppo andò in maniera diversa e per me alla rottura contribuì anche un problema finanziario. In quei tempi De Michelis era fortemente indebitato per via dell’avventura finita male dei Diari con Parretti. Si parlava di 500 milioni di lire che allora non erano uno scherzo. Signorile, tirchio, non si mosse per aiutarlo. E De Michelis ci rimase male anche perché in quei mesi giravano le storie dei finanziamenti a Signorile per l’Eni Petromin. Così quando Craxi e Martelli bussarono alla sua porta ci misero poco a convincerlo a passare con loro". Soldi, politica e sullo sfondo la P2. Lui, Cicchitto, però , giura di aver vissuto solo la parte folkloristica della loggia di Licio Gelli. "A me – ripete –, ve lo posso garantire, non hanno chiesto niente. Non parliamo poi della segretezza: ma se c’ era addirittura la tessera, che io non ho preso, sai che riservatezza... Senza contare che tutti sapevano che Gelli all’Excelsior riceveva mezzo mondo. Quella era una struttura piramidale e al punto più basso c’erano solo gli stronzi. A quel livello giusto qualche militare poteva essere favorito nella carriera, visto che ce n’erano tanti. Poi certo al vertice c’era Gelli, Ortolani e sai chi altri, quelli non so che facevano... ". Cicchitto parla e il tono della sua voce ogni tanto tradisce del risentimento. Come quando parla di Maurizio Costanzo: "Questa dice è una cosa che non mi andrà mai giù. Io non ero niente, ma lui la dentro qualcosa contava. All’epoca aveva una certa influenza nel Corriere. Gli diedero anche in mano un giornale. Eppure a lui bastò dichiarare che si era comportato da stupido per salvarsi. Per me, invece, che davvero mi ero comportato da stupido, non ci fu scampo. Probabilmente contribuì anche il fatto che quello scandalo mi colse impreparato, io credevo che la P2 fosse poco piu’ di uno scherzo. Rimasi pietrificato. Vede, un generale che progetta un golpe sa che gli puo’ andare bene come gli puo’ andare male, sa regolarsi. Ma uno che si ritrova in mezzo ad una cosa del genere senza saperlo al massimo puo’ suicidarsi"».
 
Ora vi invitiamo a confrontare questo storico pezzo di giornalismo italiano con le recenti e reiterate  dichiarazioni spudoratamente pro Craxi dei due protagonisti.
 
AB

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permalink | inviato da Bile il 16/1/2010 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
16 gennaio 2010
Silvio Craxi

In questi giorni ci stiamo occupando e ci occuperemo spesso e (non) volentieri di Bettino Craxi. Il perché è semplice: è in atto una campagna di beatificazione che va contro a tutte le realtà e che rischia di avere ripercussioni gravissime per la democrazia. Lo abbiamo già scritto: se con la sua pretesa di non farsi giudicare e la sua latitanza Craxi diventa un esempio, cosa tratterrà i cittadini dall’ignorare le leggi?

Per usare – ancora una volta – le parole di Massimo Fini, «Se il presidente del Consiglio è il primo a non credere alla Magistratura, alle leggi che è chiamata ad applicare, allo Stato che egli rappresenta in prima persona, perché mai dovremmo crederci noi cittadini?  Perché dovremmo credere alla legittimità della Magistratura, delle leggi, dello Stato che le emana e dello stesso premier che da questo sistema corrotto è stato espresso?». Il giornalista si riferiva ovviamente a Berlusconi, ma il discorso vale lo stesso per Craxi. Del resto il filo rosso tra i due è evidente, come anche il vero motivo della beatificazione del latitante tunisino. Lo ha spiegato bene sul Fatto quotidiano di oggi Antonio Padellaro con l’articolo Bettino Berlusconi, che riportiamo integralmente.
 
«C’è qualcosa di veramente penoso nel pellegrinaggio di charter in volo per la Tunisia. Non ci riferiamo, naturalmente, alla famiglia di Bettino Craxi e neppure a quei pochissimi amici, come Luca Josi, rimasti fedeli, nel bene e nel male, alla memoria dell’ex capo socialista.
È la processione in massa di devoti e prefiche salmodianti che suscita fastidiose reazioni di rigetto. Perché basta gettare l’occhio tra i tanti ex qualcosa che si spintonano per un posto in prima fila e che salutano con la manina per capire qual è il vero scopo del viaggio.
Arrivare ad Hammamet per meglio genuflettersi verso Arcore. Siamo il paese del servo encomio che diventa codardo oltraggio appena il potente finisce rovinosamente sotto una pioggia di monetine. Ma siamo anche il paese della capriola con doppia giravolta di quegli stessi che volevano mettere il cappio al collo a Craxi e che ora lo piangono.
Tardiva resipiscenza? Lettura meditata della storia della Prima Repubblica? Via, non scherziamo. La beatificazione di Bettino è semplicemente funzionale a quella di Silvio.
Perché se si porta sull’altare uno che rubava, a maggior ragione si scioglieranno inni e canti a chi è accusato di corrompere e malversare a tutto spiano. I due, non è un mistero, hanno fatto a lungo comunella considerando la cosa pubblica come cosa loro e scambiandosi dritte e suggerimenti.
Anche il loro nemico è sempre lo stesso: le malefiche toghe rosse che complottano al fine di sovvertire il libero responso elettorale attraverso la persecuzione dei galantuomini. Si dice viva Craxi ma in realtà si grida viva Berlusconi. Il quale tuttavia manda avanti la servitù in attesa di capire, sondaggi alla mano, se gli conviene unirsi al piagnisteo sul povero Bettino».
 
AB

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permalink | inviato da Bile il 16/1/2010 alle 22:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
16 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (16/01/10)

«Dall’Udc e dall’onorevole Casini si ripropone purtroppo la vecchia politica delle furbizie, dei tatticismi, delle maggioranze costruite senza o contro la volontà degli elettori. Ma gli italiani non vogliono tornare indietro. La migliore acquisizione di questi ultimi 15 anni è proprio un netto bipolarismo, con la scelta dei governi nazionali e locali affidata agli elettori, e non ai giochi dei partiti. E gli elettori puniranno gli eccessi di furbizia e di ambiguità».

«Le iniziative minacciate dall’ala più sindacalizzata e politicizzata della magistratura appaiono ormai ai limiti della sovversione. In qualunque altro Paese occidentale, sarebbe impensabile un’azione della magistratura volta a contrastare leggi e provvedimenti legittimamente assunti dagli organi votati democraticamente dagli elettori. I magistrati non fanno le leggi, ma le applicano. Se vogliono fare politica, devono dimettersi e chiedere i voti degli elettori. La difesa corporativa, e anche la difesa di qualche comodità, stanno spingendo i magistrati alle soglie di limiti davvero gravi. Che dicono gli uomini e le donne della sinistra? Tutti muti? Tutti vittime di amnesie rispetto alla separazione dei poteri e al rispetto delle leggi scritte?».



permalink | inviato da Bile il 16/1/2010 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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