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POLITICA
16 ottobre 2009
La destra del Mangan(o)ello

Nel giorno il cui il papello – la prova della trattativa tra Stato e mafia del 1992 – diventa di dominio pubblico coi suoi 12 punti di che cosa può occuparsi il tg di Minzolini? Incredibile ma vero, il primo telegiornale italiano non ha dedicato neanche un servizio alle richieste avanzate da Cosa Nostra per chiudere la stagione di sangue corleonese. In compenso hanno trovato (molto) spazio altri servizi imperdibili, annunciati così da Susanna Petruni: «Gli alunni di una scuola elementare di Milano fanno rispettare le regole del codice della strada»; «Tanti incidenti stradali vedono coinvolti patentati di lungo corso. Vediamo quali sono le regole e i controlli per gli automobilisti anziani»; «Il mondo della moda e del design punta sul gadget elettronico più amato dagli italiani. Vediamo come il cellulare diventa un super lusso»; «Che fine ha fatto il vecchio salvadanaio? È un oggetto ormai dimenticato oppure c’è chi continua ad usarlo?»; «Richard Gere e Franco Zeffirelli grandi protagonisti al Festival internazionale del film mi Roma». Tutte notizie ovviamente ben più interessanti delle richieste di una certa signora mafia ad un certo signor Stato.

Ma il tg del Minzo non si è fermato qui. Ecco infatti come il notiziario con l’infaticabile Susanna Petruni ha illuminato il suo pubblico sul modo di fare giornalismo dalle parti dell’illibata Finivest: «È polemica per un video mandato in onda da Mattino5 e per un articolo de Il Giornale sul giudice della sentenza sul lodo Mondadori, Mesiano, ripreso in un momento della sua vita privata. L’Anm parla di attacchi inaccettabili e scrive a Napolitano. Martedì il caso sarà discusso dal Csm. Per la Fnsi si tratta di pestaggio mediatico. Il garante della privacy valuta l’apertura di un’istruttoria. La maggioranza difende l’operato dei giornalisti delle 2 testate».
 
Cosa può aver capito un normale cittadino da queste parole? Anche in questo caso nessun servizio, nessuna spiegazione nel merito dell’articolo de Il Giornale, nessuna riproposizione della «roba ridicola, demenziale, una cosa che nemmeno una mente demenziale può concepire»(per usare le parole del noto comunista Antonio Ricci) mandato in onda da Canale5 e nessuna delucidazione sulle sigle citate (Associazione Nazionale Magistrati, Consiglio Superiore della Magistratura, Federazione Nazionale Stampa Italiana), naturalmente ben salde nella mente dei disattenti italiani. Soprattutto, nessun accenno al fatto che Mattino5 e Il Giornale rappresentino due dei numerosi house organs di Berlusconi, accenno che avrebbe probabilemente chiarito coma mai nella questione sia intervenuto il solito Pdl, quello impegnatissimo ad affrontare la crisi e che non ha mai tempo per bazzecole che riguardino il suo esponente di maggior spicco (tipo lodi alfani, riforme delle intercettazioni, riforme della giustizia, immunità parlamentari).
 
Fortunatamente il tg1 ci ha però risparmiato anche la seguente dichiarazione di Mauro Crippa, direttore generale News Mediaset: «Non accettiamo bacchettate da chi negli ultimi mesi ha reso sistematica prassi giornalistica lo spionaggio a senso unico dal buco della serratura. Troppo comodo prendersela oggi con Brachino, che mostra a passeggio per strada un magistrato che obbiettivamente ha acquisito notorietà nazionale ed internazionale, quando l’informazione giornalistica è dominata da curiosità assai più morbose. Vogliamo tutti maggiore sobrietà nell’informazione? Le News di Mediaset raccolgono l’invito in attesa che lo stesso facciano quelli che così istericamente ci criticano».
 
Sarebbe stato bello poter vedere la faccia di quest’uomo che, per tenere ben al sicuro il suo sedere, soprassiede sul fatto che il “gossip” che riguarda Berlusconi nasce dalle uscite di Veronica Lario (veline all’Europarlamento e frequentazioni con minorenni da parte di un 73enne), da indagini della magistratura (voli di Stato ed escort) e da interviste di ragazze-immagine (ancora per il caso Gampi), a differenza invece del caso odierno, nato da un pedinamento già annunciato da quello che in teoria – cioè per la legge che lui stesso si è fatto (la Frattini) e in ossequio a quella che gli ha cristallizzato il suo monopolio (la Mammì) – non dovrebbe avere niente a che fare con Mattino5 e Il Giornale («un giudice del quale se ne sentiranno venire fuori delle belle» ebbe a dire domenica il mero proprietario Silvio Berlusconi). Un pedinamento confermato del resto dalle indiscrezioni raccolte da Il Fatto Quotidiano nei giorni scorsi.
 
Il comunicato Mediaset – che continua a mettere insieme opposizione, Repubblica e giudici, senza distinzione di funzione e ruolo – però aiuta a capire dove stiamo andando a finire: il fatto che le aziende di Berlusconi non accettino che vengano date le notizie e che quindi considerino legittima la vendetta tramite metodi mafioso-piduisti (dossier, pedinamenti, scoop creati ad arte come il falso fidanzato di Noemi, picchiatori televisivi alla Gasparri), non può lasciare tranquillo nessuno, soprattutto chi cerca la verità in questo scellerato Paese di mafiosi, corruttori, nani e ballerine.
 
AB

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permalink | inviato da Bile il 16/10/2009 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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