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POLITICA
16 agosto 2010
Si avvicina il «massacro delle istituzioni»

Giunti a questo punto, urge una seria riflessione su quanto sta accadendo. Da giorni il Pdl sta parlando – o, meglio, monologando – di un governo tecnico. A leggere certe dichiarazioni dei berluscones, sembra che Napolitano l’abbia già nominato e che loro siano già all’opposizione, eppure non è così. Anche perché, lo sanno tutti, con queste forze parlamentari il ritorno alle urne è certo almeno al 90%.

Basiamoci sulla Camera, dove la percentuale dei finiani è più cospicua. Per ottenere una maggioranza, il governo tecnico ed il suo premier (già, chi? Ha ragione Bossi: «Ma chi ha il coraggio di dire: "Mi offro"? Non c’è nessun matto che faccia il governo») avrebbero bisogno di almeno 316 deputati. Per farlo e mandare così all’opposizione Pdl e Lega – che contano rispettivamente su 238 e 59 deputati – servirebbe un’armata Brancaleone che riunisse tutti gli altri gruppi parlamentari a Montecitorio, cioè Pd (206), Udc (38), Fli (34), Gruppo Misto (31) e Idv (24): una cosa semplicemente impossibile, dati i veti incrociati tra Idv e Udc, i soliti malumori all’interno del Pd, la campagna acquisti berlusconiana ancora in corso nel Gruppo Misto e la possibile retromarcia di alcuni finiani.
 
Dunque, semplicemente, di cosa stiamo parlando? Perché non passa giorno in cui gli alleati di ferro Berlusconi-Bossi non fanno sentire anche indirettamente la loro voce per bocciare una cosa che non esiste? Perché attaccano il nulla, rischiando di arrivare platealmente allo scontro istituzionale con Napolitano, dopo averne già aperto uno con la terza carica dello Stato? Ieri la nostra risposta l’abbiamo già data: il duo mira alla tanto odiata Costituzione, quella che vuole che Berlusconi venga processato (art. 3) e che la Padania non esista (art. 5). Quella che, dunque, si oppone alle priorità del berlusconismo e del leghismo, tenendo l’Italia nell’alveo delle democrazie occidentali.
 
Secondo noi, si stanno preparando all’attacco finale. L’ossessiva campagna mediatica contro il governissimo infatti mira solo a mobilitare i supporters (Cicchitto: «Qualora decollassero operazioni di questo tipo, sarebbe legittimo sviluppare le più incisive manifestazioni politiche, in Parlamento e nel Paese»; Calderoli:  «Noi abbiamo l’obbligo di realizzare le riforme e il programma. L’alternativa sono le elezioni, diversamente altro che piazza, per me il Nord se ne va»), blandendo il già di suo civettuolo popolo, sempre al centro delle frasi di questi ultrà. Che ora puntano al pesce più grosso, con quel «massacro delle istituzioni» di cui ha già parlato Ciampi a marzo. Un altro noto comunista, come Scalfaro, Follini, Casini, Fini, Montezemolo etc.
 
Alessandro Bampa

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permalink | inviato da Bile il 16/8/2010 alle 22:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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