.
Annunci online

Bile
"Dacci oggi la nostra incazzatura quotidiana"
 
 

POLITICA
9 agosto 2010
Italo Smemo/2

Con le parole odierne del portavoce Daniele Capezzone, il Pdl ha finalmente una posizione ufficiale: vuole la testa di Fini. «Se Fini vuole compiere un atto di dignità e non di viltà politica – ha esordito l’ex radicale – deve rassegnare le dimissioni da presidente della Camera. Le sue dimissioni sono ormai inevitabili per due ragioni. Primo: è ormai un caso pubblico, per milioni di cittadini, la scarsa trasparenza della situazione relativa alla casa monegasca, e quelle fornite ieri da Fini sono delle 'non spiegazioni'. Per altri, in circostanze meno gravi, i finiani hanno reclamato dimissioni immediate: noi siamo garantisti, ma ora sta a loro mostrare coerenza rispetto alle loro stesse richieste di poche settimane fa. Secondo: Fini non è più super partes, e da tempo, nella sua funzione di terza carica dello Stato. È inaccettabile che Fini intervenga quotidianamente nel dibattito politico, per dividere anziché per unire, trasformando una funzione di garanzia in un ruolo di capofazione che organizza la sua corrente e trama contro il governo e la maggioranza scelti e confermati dagli italiani. Tutto ciò non è più accettabile. Almeno, ci risparmi lo spettacolo di vedere il solito politico aggrappato alla sua poltrona fino all’ultimo momento possibile».

Prima di passare al vero tema di questo articolo, urgono un paio di risposte (sotto forma di domanda) ad uno dei peggiori zompatori della storia d’Italia. 1) Quali sono secondo Capezzone i casi meno gravi rispetto a quello di Fini che hanno portato comunque alle dimissioni? Quello di Scajola, che ha differenza del caso del presidente della Camera, ha visto coinvolta direttamente la sua casa e l’interessato (Fini è chiamato in ballo come leader del partito per una casa in cui non ha mai abitato)? Oppure quello di Brancher, con l’apposita nomina a ministro che gli è valsa per un po’ il legittimo impedimento (poi, dimessosi da ministro, visto che è innocente, è stato condannato in primo grado a due anni)? O magari quello di Cosentino, con un mandato di cattura per associazione camorristica confermato in Cassazione? 2) Perché Fini non può intervenire nel dibattito politico? Da quando il presidente della Camera ha perso il diritto di parola? Perché Schifani può invece pontificare su tutto lo scibile umano a piacimento senza che il Capezzone di turno gli ricordi il suo ruolo di garanzia? 3) A proposito dei politici attaccati alla poltrona fino all’ultimo, se lo ricorda il nostro maestro di coerenza il caso di Cesare Previti, il braccio destro del suo capo rimasto abusivamente in Parlamento per oltre un anno (dal 5 maggio 2006 – giorno in cui la sentenza Imi-Sir è diventata definitiva vietandogli sine die i pubblici uffici – al 31 luglio 2007, quando Previti piuttosto che farsi dichiarare ineleggibile dall’apposita giunta si dimise)? O è il caso di ricordargli perché Marcello Dell’Utri è diventato parlamentare («Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato. […] Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo è arrivato il mandato d’arresto», 10/02/10) e, magari, che è appena stato condannato in appello a 7 anni per concorso esterno?
 
Sistemato Capezzone, passiamo alla replica riservatagli dai finiani, in particolare a quelle di Italo Bocchino. Svariate infatti sono state le sue dichiarazioni odierne. Riportiamo le frasi più interessanti: «Se Berlusconi ha ancora un pizzico di rispetto per la democrazia e le istituzioni, smentisca immediatamente il portavoce del suo partito, Daniele Capezzone, e stoppi la campagna vergognosa de Il Giornale»; «[Si tratta di] un fatto senza precedenti e gravissimo dal punto di vista politico e istituzionale. È come se Il Secolo facesse il coupon: "Berlusconi dimettiti per il processo Mills"»; «Siamo di fronte a una campagna inaccettabile e vergognosa e ancor più grave perché rientra in un contesto di bastonatura mediatica in cui si utilizzano uno e più strumenti di proprietà del presidente del Consiglio».
 
Le domande che ci vengono in mente sono parecchie: a Bocchì’, ma dove sei stato fino a stamattina? Te ne sei accorto solo ora dei professionisti del manganello arcoriani? Com’è che fino ad un anno fa andavi a braccetto col suddetto Capezzone e coi tuoi più o meno colleghi Cicchitto, Gasparri e Quagliariello, senza battere ciglio di fronte ai pestaggi mediatici riservati a quelli che all’epoca erano anche tuoi nemici?
 
Siccome siamo di buona, speriamo che l’onorevole abbia finalmente imparato la lezione, cioè a diffidare dalla corte di Berlusconi, che non si compone solo di nani e ballerine, ma anche di picchiatori e buttafuori. Anche perché i galantuomini non si fanno problemi a manganellare anche gli amici del nemico Fini. Lo ha potuto provare in prima persona il 30 aprile scorso proprio Bocchino, quando il solito quotidiano di quel gran signore che è Vittorio Feltri ne sputtanò la moglie in prima pagina. Non fu un attacco gratuito, gli scagnozzi – come abbiamo scritto ieri – non si muovono mai a caso e rispondono alle esigenze del padrone: era di appena due settimane prima lo scontro tra finiani e berlusconiani nella diretta del programma di Paragone L’ultima parola, scontro che vide in prima fila proprio Bocchino, randellato poi a dovere dall’apposito Giornale.
 
Rivangato il passato, chiudiamo con un paio di auspici: che Il Secolo pubblichi il coupon annunciato sul processo Mills, che i finiani rispondano per le rime a questi damerini armati di clava (come abbiamo fatto noi ieri, Bocchino oggi ha tirato fuori la vicenda della villa di San Martino), che l’intera opposizione si accodi a questa denuncia del conflitto d’interessi. Per sconfiggere il berlusconismo, questa è la prima cosa da fare.
 
Alessandro Bampa

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi fini feltri capezzone bocchino

permalink | inviato da Bile il 9/8/2010 alle 21:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
13 luglio 2010
L'esorcista

Se Lui arriva a dire che impedirà «il clima giacobino e giustizialista», allora c’è da preoccuparsi: Berlusconi, il genio della comunicazione, non sbaglia mai le parole. Dunque, se ha deciso di rispolverare in prima persona questi due termini richiamando certe categorie, vuole dire che ne ha sentito la necessità, l’urgenza impellente.

Generalmente la strategia mediatica del Cavaliere lascia infatti questi due termini ai vari Capezzoni e Cicchitti, i bassi manovali profumatamente pagati per utilizzare quotidianamente questi e altri topoi forzitalioti che, ripetuti a tambur battente più volte al giorno, devono rimanere nella testa dei cittadini come un ronzio continuo al quale ci si assuefa. Lui diversamente se ne avvale i nprima persona solo quando avverte che il suo “popolo” è spaesato, sconvolto dalla forza dei fatti inequivocabili che contraddicono il suo Verbo e che rendono i suoi “promotori della libertà” pronti a mollarlo in quanto geneticamente e quindi inesorabilmente succubi del dna italiano, quello che fa sì che un cittadino medio del Belpaese lasci a piedi coloro che era solito osannare fino a pochi minuti prima, spesso in modo violento (si pensi a Benito Mussolini o, al di fuori della Storia e più recentemente, a Marcello Lippi).
 
Se Berlusconi pubblicamente denuncia un clima di giustizialismo, vuol dire che gli sono giunti segnali molto preoccupanti. Forse perché dall’inizio del 2010 sono stati scoperchiati dalla magistratura una marea di scandali, spesso con i suoi uomini colti con le mani nella marmellata? Magari le indecenze che richiamano alla mente quelle più note della recente storia italiana? Quelle che anche i più distratti cittadini italiani, seppur solo vagamente – se non fosse così, non avremmo al potere certe persone –, ricordano? Ad esempio Tangentopoli (= inchiesta sulla cricca), la P2 (= scoperta della P3) e il fruttuosissimo connubio mafia-politica (= infiltrazioni della ‘ndrangheta a Milano)?
 
Il pubblico riconoscimento di questo furore giacobino da parte del premier indica l’inizio del suo esorcismo. Avendo captato il rischio di essere rovesciato non solo dagli alleati ma anche dal suo popolo, Berlusconi ha dato il via alla sua procedura di difesa mirata a garantirgli la sopravvivenza. Per prima cosa, ci mette la faccia, dimostrando ai suoi di essere ancora vivo, presente e in forze, per ricompattare l’anello debole ma politicamente fondamentale per il suo potere, quello più suggestionabile, appunto il suo “popolo”. Ecco che allora torna ad avvalersi del suo linguaggio populista (poche parole, semplici da capire grazie alla sua arte detecnicizzativa), prima per iscritto, poi – c’è da scommetterci – con l’uso della sua arma migliore, la televisione, quella che gli ha permesso di arrivare dov’è e di battere per longevità politica nientemeno che Giolitti. Una seconda parte della fase mediatica imparata dai suoi due maestri: Licio Gelli e Bettino Craxi.
 
Per il patrocinio del Venerabile, basterà citare la sua massima più celebre: «Il vero potere risiede nei detentori dei mass media»; per quello del Cinghialone, ricordiamo la frase che secondo Ezio Cartotto – ex Dc passato in Publitalia incaricato da Dell’Utri per la fondazione della futura Forza Italia – il Cinghialone pronunciò il 4 aprile 1993 per istruire il politicamente imberbe Silvio: «Bisogna trovare un’etichetta, un nome nuovo, un simbolo, un qualcosa che possa unire gli elettori moderati che un tempo votavano per il pentapartito. Con l’arma che tu hai in mano delle televisioni, attraverso le quali puoi fare una propaganda martellante. Ti basterà organizzare un’etichetta, un contenitore. Hai uomini sul territorio in tutta Italia, puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che è sconvolto, confuso, ma anche deciso a non farsi governare dai comunisti, e salvare il salvabile».
 
L’esorcismo autodifensivo di Berlusconi è iniziato. Dopo questa prima fase mediatica, arriverà la seconda, quella fattuale. Forte del consenso popolare, Lui stroncherà ogni spirito dipietrista intervenendo sulla Giustizia per bloccare la deriva che potrebbe condurre l’Italia al temibile (soprattutto per i politici) Terrore robespierriano, imbrigliando le toghe e la già di suo imbavagliata informazione. Si tratta di un esorcismo al quale Berlusconi ci ha già abituati più volte. Riprendete gli esempi più recenti, quelli per giustificare il lodo Alfano («Le toghe rosse mi perseguitano, devo proteggermi») e la legge sulle intercettazioni («Mi hanno intercettato, vi intercettano, bisogna bloccare questa emergenza»).
 
Un modo per arrestare tutto questo esiste e, in verità, non è neanche tanto difficile da mettere in pratica. Come già detto, basta continuare a ricordare alla stregua dei semplici Cicchitti e Capezzoni vari che i fattacci più o meno gelatinosi e incappucciati che stanno venendo alla luce oggi richiamano alla mente quelli già citati, già entrati nella Storia italiana. Fattacci che – e questa è la chiave di volta – hanno sempre visto implicato lo stesso Silvio Berlusconi, corruttore, piduista e in relazione pluriennale con la mafia.
 
Alessandro Bampa

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi Cicchitto Capezzone Gelli Craxi

permalink | inviato da Bile il 13/7/2010 alle 23:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
9 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (09/01/10)

«Ancora una volta, indicando gli obiettivi di una profonda semplificazione di un sistema fiscale borbonico e, in prospettiva, di una riduzione della pressione fiscale, Silvio Berlusconi si mostra in sintonia con il paese reale, con le famiglie e le imprese. Situazione molto diversa da quella di un’opposizione chiusa nel palazzo artefice della stagione della persecuzione fiscale Prodi-Visco, e che oggi è così divisa e litigiosa da non riuscire neppure a esprimere i candidati per le elezioni regionali».

«Sullo squallore politico e civile di una manifestazione nata nell’odio e per odio contro un grande leader scomparso come Craxi c’è poco da dire. Semmai, è l’ennesima conferma della differente statura tra un gigante politico come Craxi e due gnomi come Grillo e Di Pietro. Ma quello che conta, oggi, è il clamoroso flop di una manifestazione convocata da giorni, e che ha usufruito di un grande lancio televisivo e giornalistico. Eppure, con Grillo e Di Pietro, c’erano solo pochi, pochissimi loro estimatori e seguaci. Rifletteranno i due su questo insuccesso e su questa figuraccia? E questo esito sarà sottolineato da giornali e tv?».

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 9/1/2010 alle 21:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
8 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (08/01/10)

«Il Governo Berlusconi, con il pieno consenso di un’amplissima maggioranza di elettori (inclusi quelli di sinistra), fa sull’immigrazione esattamente quello che fanno tutti i Paesi dell’Occidente avanzato, inclusi quelli governati dalla sinistra, inclusa la Spagna di Zapatero: accoglienza per gli immigrati regolari, contrasto netto del fenomeno dell'immigrazione clandestina. Perciò, le polemiche della sinistra sono surreali e ipocrite: facciano una telefonata a Zapatero, e scopriranno che a Madrid si segue la stessa linea del Governo italiano. Poi, se ai dirigenti del Pd italiano resta tempo si chiedano come mai il centrosinistra continua a perdere voti nel nostro Paese...».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 8/1/2010 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
7 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (07/01/10)

«Da molti anni, sono un lettore fedele e affezionato dell’Economist, apprezzando la capacità di questo settimanale di approfondire, di esplorare i grandi temi spesso dimenticati o trascurati dalla quotidianità della politica e del giornalismo. Eppure, quando invece si giunge all’Italia, salvo rare eccezioni, anche il più autorevole settimanale del mondo finisce quasi regolarmente nel recinto del banalità e del conformismo, quasi riducendosi a un copia-e-incolla della peggiore stampa italiana. Dalle anticipazioni di cui disponiamo, il modo in cui l’Economist affronta la questione Craxi è un esempio di questo andazzo: anziché liquidare la questione come avrebbe fatto un bollettino dipietrista, il più grande settimanale del mondo avrebbe fatto meglio a raccontare e spiegare le ragioni e la storia di Craxi, e la sua vicenda per tanti versi anticipatrice della migliore stagione riformista blairiana. Peccato, un’altra occasione perduta e un’ennesima caricatura dell’Italia, che non fa onore all’Economist».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 7/1/2010 alle 21:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
6 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (06/01/10)

«Il cammino verso le elezioni regionali consegna agli elettori due situazioni profondamente diverse: da una parte, c’è una maggioranza che ha un disegno coerente, una forte compattezza politica e una strategia omogenea sia nel supporto al Governo nazionale sia nel sostegno ai candidati Governatori; dall’altra, ci sono delle opposizioni nel caos, incerte e litigiose, che non esprimono una strategia coerente sul piano nazionale ma si presentano con un vestito di Arlecchino da Regione a Regione (si pensi solo ai casi Puglia e Lazio, per fare due esempi). È prevedibile che tanti elettori puniranno una simile mancanza di un disegno politico coerente e comprensibile».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 6/1/2010 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
5 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (05/01/10)

«La lettera aperta di Di Pietro a Bersani rende esplicito e chiaro a tutti il vero e proprio ricatto politico dell’Idv a danno del Pd. Il punto è chiaro: Di Pietro vuole usare il suo pacchetto di voti e la sua forza di fuoco mediatica per impedire un confronto sulle riforme e, in ultima analisi, per schiacciare l’opposizione su una linea di scontro pregiudiziale, sistematico e violento, tale da mettere la sinistra in minoranza per un’altra decina di anni. Ora sta a Bersani rifiutare queste condizioni. Sarebbe un merito storico recidere il legame perverso con gli estremisti e i giustizialisti dell’Idv. Vedremo se il Pd ne avrà il coraggio e la convinzione».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 5/1/2010 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
4 gennaio 2010
Il teatrino della politica

Riportiamo due estratti di una lettera comparsa sul Fatto quotidiano di ieri dal titolo «Quella via a Craxi per ricandidarsi sindaco» firmata da Michele.

«La Moratti, nella sua decisione di dedicare una via o un giardino a Craxi, sta cercando di garantirsi la rielezione a sindaco di Milano. A lei, come a tutto il “politicame” che oggi ci governa, non frega massolutamente nulla di Craxi e vuole solo dimostrare nei fatti di essere supina al potere, ni ranghi. La Moratti non vuole perdere la gestione dell’Expo e il fiume di soldi che arriveranno e, con questa mossa, cerca di garantirsi la ricandidatura. In realtà aveva già iniziato a farlo, assegnando gli Ambrogini d’oro a Marina Berlusconi e a Belpietro. [...] Dovremmo cominciare a considerare questi politici per quello che sono: persone senza alcuna ideologia che si scannano per avere un posto al potere. Non fanno una bella vita. Oltre alla Moratti, guardate la Santanché, Lupi e Capezzone, Cicchitto e Bonaiuti. Devono giustificare e plaudire alle più grosse cantonate prese da Berlusconi, cercando di essere credibili. Fanno a gara per compiacere il Sultano. Ma sono perfettamente consapevoli che non contano nulla, che occupano posizioni che non sono le loro e che basta uno schiocco di dita di Berlusconi per farle tornare nell’anonimato».
 
Questi passi ci offrono l’occasione per riflettere ancora una volta sulla deriva che ha assunto la politica italiana, animata ormai da pochissimi leader carismatici che possono contare su una selva di yes men che hanno il solo scopo di osannarli e incensarli quotidianamente con dichiarazioni che spesso superano il ridicolo, soprattutto se si considera il loro passato.
 
Che dire infatti di Quagliariello e Capezzone? Entrambi provengono dai Radicali, ora sono nel partito più soggetto ai desiderata della Chiesa più oscurantista di sempre (vedi legge sul testamento biologico, blocco della norma sull’omofobia, sabotaggio della messa in commercio della Ru-486).
 
È il caso di ricordare che Cicchitto fu uno dei socialisti appartenente alla corrente lombardiana, quella più di estrema sinistra, al punto da caldeggiare il compromesso storico tra Pci e Dc?
 
Dobbiamo riprendere l’articolo di Bonaiuti del 7 gennaio 1994, quello intitolato Va in onda la liberaldemocrazia? Eccovi il passaggio da orrido dipietrista: «Dal pulpito di Rete 4 è stata impartita ieri sera una lezione di intolleranza. Proprio mentre infuria la polemica su quanto sia favorito rispetto ai concorrenti un candidato alle elezioni che possiede tre reti televisive, l’invito di Emilio Fede a cacciare Indro Montanelli perché troppo autonomo è il primo esempio pratico del livello di “indipendenza” che potrebbe crearsi all'interno dell’impero di Berlusconi. Questo episodio moltiplica l’inquietudine, perché lascia capire quanto potrebbe essere forzatamente massiccio e compatto il sostegno al Cavaliere degli organi di informazione del gruppo. Guai a chi si azzardasse a uscire, anche per un attimo, dal coro. La durezza dell’intervento, preannunciato proprio perché avesse maggiore risonanza, mostra lontane tentazioni da Minculpop e lascia sbigottiti».
 
Non è il caso di approfondire la ricerca con altri personaggi. Lasciamo anche da parte i casi mentali irrecuperabili (come quello di Gasparri) e l’amore allo stato puro (ad esempio Fede e Bondi), sorvolando pure sui vari ribaltoni leghisti e aggiungendo che la sinistra è (quasi) allo stesso livello della destra. La questione infatti è semplice: può la politica italiana ridursi a questo stato? Con quale faccia possono guardarsi allo specchio i personaggi sopracitati? Come si fa a vivere sapendo di essere solo una maschera, di recitare sempre e solo una parte, peraltro infida? Il denaro che li ricompensa per lo sporco lavoro che sono costretti a svolgere sarà anche molto, ma non può essere superiore alla perdita dell’orgoglio. O no?
 
AB
POLITICA
4 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (04/01/10)

«Il Pdl è determinato a dialogare con il Pd, ma c’è da temere che ogni giorno che il Pd trascorre in alleanza con Di Pietro sia un giorno perso per un confronto utile. Ormai è chiaro a tutti: per un verso la sfida interna Di Pietro-De Magistris, e per altro verso l’approssimarsi delle elezioni regionali porta l’Idv a una vera e propria escalation di insulti contro tutto e tutti, senza neppure risparmiare il Capo dello Stato. È difficile non fare i conti con una simile realtà».

«De Magistris su Silvio Berlusconi non precisa un bel niente, ma aggrava e peggiora una situazione in cui lui e il suo rivale-sodale Di Pietro si contendono la palma della volgarità e dell’aggressione contro le istituzioni, contro gli avversari, e anche contro gli alleati».
 
«È ormai chiaro che c’è un partito sotto ricatto politico, cioè il Pd, che per ragioni politiche misteriose continua a subire comportamenti incredibili da parte degli “alleati” dell’Idv. Delle due l’una: o siamo dinanzi a un caso di “sindrome di Stoccolma”, con il torturato che subisce il fascino del torturatore, oppure siamo in presenza di una delle scelte più autolesioniste che la politica italiana ricordi, con un partito maggiore che sceglie deliberatamente di farsi danneggiare e dissanguare da una forza minore. Se Bersani non taglierà questo nodo prima che i danni diventino per lui irreparabili, saremo dinanzi ad un vero e proprio mistero politico».

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 4/1/2010 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
3 gennaio 2010
Il Capezzone quotidiano (03/01/10)

«Oggi, come troppe altre volte, è il Quirinale il bersaglio di Di Pietro. Ma, in un climax che non sembra avere fine, ogni giorno prosegue e si irrobustisce quella che sembra una strategia con tratti eversivi, volta a impedire un normale confronto politico, e a imporre una contrapposizione belluina: attacchi a Berlusconi perfino quando è vittima di un attentato, battute e provocazioni sull’esilio di un leader democraticamente eletto, accuse sistematiche di mafia o peggio. Quello che l’Idv cerca è una Piazza Navona permanente: ora è compito in primo luogo del Pd impedire che questa prospettiva si realizzi e faccia altri danni».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capezzone

permalink | inviato da Bile il 3/1/2010 alle 19:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sfoglia
luglio        settembre
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
Feed
blog letto 1 volte