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"Dacci oggi la nostra incazzatura quotidiana"
 
 

POLITICA
7 agosto 2010
Un panorama desolante

Uno non fa neanche in tempo ad illudersi sui finiani autoproclamatisi difensori della legalità e promotori dell’antimafia che questi subito si mettono a inciuciare con l’Udc, il partito che in pubblico presenta la bella faccia di Ferdinando Casini e che dietro le quinte si fa guidare da svariati loschi figuri, quelli che rendono la densità media degli inquisiti del partito vicina – se non addirittura superiore – a quella del Pdl.

Un po’ di nomi? Abbiamo Lorenzo Cesa, deputato, prescritto per tangenti dopo una condanna a 3 anni in primo grado; poi c’è Ciriaco De Mita, eurodeputato, amnistiato per i finanziamenti illeciti della Dc pre-1990, prescritto svariate volte per quelle successive; risponde «Presente!» anche Giuseppe Carmelo Drago, deputato, condannato in via definitiva a 3 anni per peculato e abuso d’ufficio (ma che, nonostante la pena sia stata condonata, essendo anche stato interdetto dai pubblici uffici, dovrebbe perdere il suo posto in Parlamento); c’è anche Giuseppe Naro, deputato, pregiudicato per abuso d’ufficio, prescritto per diverse tangenti; salta poi agli occhi Francesco Saverio Romano, deputato, indagato per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa nostra. Il più inquietante – non ce ne siamo dimenticati – è ovviamente Totò Cuffaro, senatore, condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa nostra. Questo per limitarci agli eletti, avendo escluso i candidati del 2008 poi trombati.
 
Con questo bel pedigree, resta da capire cosa differenzia l’Udc dal Pdl e, dunque, a che gioco stia giocando Fini, già impegnato a difendersi dagli attacchi de Il Giornale, cui ci auguriamo possa rispondere. Per ora la sua tattica infatti è quella del silenzio, non certo la migliore per fugare i dubbi sollevati dalla comunque sacrosanta inchiesta del quotidiano di Feltri (che potremo elogiare solo quando riserverà tanta sete di verità anche nei confronti del fratello del suo editore. Cioè mai).
 
Se i finiani non ci fanno già più sorridere, non è che spostandosi verso sinistra le cose vadano meglio. Il Pd, nonostante sulla carta sia il maggior partito di opposizione, non prende alcuna decisione, e anzi con Enrico Letta (quello del «consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo») prepara il definitivo suicidio politico: un’alleanza con Casini che mandi in soffitta quella con l’Idv.
 
Già, il partito di Di Pietro, quello che con Vendola cerca – per il momento senza alcun successo – un’alleanza con Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 stelle e che propende per le elezioni immediate. Un’ipotesi che, secondo noi, non può portare a nulla di buono, per 2 motivi: 1) con l’attuale legge elettorale il nuovo Parlamento si ripresenterebbe come un’accozzaglia di – per usare il sottotitolo di Se li conosci li eviti di Gomez e Travaglio, da cui abbiamo tratto diverse notizie sugli impresentabili dell’Udc – «raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni»; 2) le elezioni autunnali sancirebbero il trionfo di Berlusconi.
 
Il perché di questo secondo motivo è presto detto: i tempi per mandare definitivamente a casa il Cavaliere non sono ancora maturi, la sinistra non esiste e lo strappo con Fini non basta e non può bastare da solo ad aprire gli occhi agli italiani. Decisivo al riguardo, a nostro avviso, potrà essere solo l’autunno-inverno, con i vari procedimenti giudiziari che da soli potrebbero mettere ko Berlusconi: la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, la stretta sulla P3 e, soprattutto, le indagini sui «botti» del ’92-’93, con la «bomba atomica» – Fini dixit – rappresentata dalle rivelazioni di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino. Prima di queste evoluzioni (che ci saranno di sicuro, è solo questione di tempo), le elezioni non potranno che essere stravinte dal solito noto. E questa volta a fermarlo non ci sarebbero più neanche i finiani.
 
P. S. Ieri l’incredibile guardasigilli Angelino Alfano ha polemizzato con Bersani, reo di aver finalmente detto qualcosa di sinistra, ovvero «dobbiamo liberarci di Berlusconi». Per il ministro della Giustizia, «è inconcepibile affermare oggi "dobbiamo liberarci di Berlusconi". Un linguaggio violento e inquietante che è contro le opposizioni di tutte le democrazie occidentali». Bene, indovinate chi era il leader dell’opposizione in Italia che il 14 giugno 2007 disse: «Riavermi a Palazzo Chigi? Ci vorrebbe un regicidio... Ma basta soltanto aspettare, arriverà di sicuro il momento giusto»? Sempre il solito, quello che con quella boccuccia può dire ciò che vuole. All’epoca la frase – che, a differenza di quella di Bersani, era inequivocabile – provocò la reazione del governo Prodi, che chiese di abbassare i toni. Immediata fu la risposta del sempre prono Paolo Bonaiuti: «Se Prodi si allarma davvero per la risposta sorridente e scherzosa ad una signora sul regicidio, significa che si sente realmente un re». Grasse risate a corte…
 
Alessandro Bampa
POLITICA
25 novembre 2009
Una giornata tranquilla

Breve analisi di un cosiddetto giustizialista sulle notizie odierne riguardanti il Belpaese.

Berlusconi e Obama si sono sentiti via telefono. Eccone il resoconto stilato da Palazzo Chigi: «Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ricevuto oggi una telefonata da parte del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Nel corso della cordiale conversazione è stata esaminata principalmente la situazione in Afghanistan ed il Presidente americano ha illustrato i punti salienti della revisione strategica che l’Amministrazione Usa si appresta a varare. Il Presidente Obama ha elogiato il ruolo di leadership svolto dal Presidente Berlusconi sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi, chiedendo il sostegno dell’Italia nel rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in Afghanistan. Il Presidente del Consiglio ha accolto positivamente questa richiesta ed entrambi hanno deciso che essa verrà approfondita nei dettagli in occasione di un prossimo incontro tra il Ministro degli Esteri Frattini ed il Segretario di Stato Clinton».
 
Ci sarebbe piaciuto sentire dalla viva voce di «Mr. Obamaaaaa!» la laude del Cavaliere, forse intitolata «A Silvio» o, più probabilmente «Al nano malefico che mi definì abbronzato e che dunque non si offenderà se lo chiamo nano malefico». Scherzi a parte, l’Italia garantisce un aumento delle truppe in Afghanistan. Domanda: dov’è la Lega? Che fine ha fatto quel partito che neanche 3 mesi mesi invocava il ritiro delle truppe per bocca dei suoi pezzi da 90, Calderoli («Il Libano e i Balcani intanto lasciamoli. E sull’Afghanistan ragioniamo. È sbagliato lasciare prima delle elezioni, ma la testa alla gente non la cambi con un voto») e Bossi («il tentativo di portare la democrazia in Afghanistan è fallito», dunque «la missione in Afghanistan è esaurita»)? Misteri.
 
Rimanendo nell’ambiente della maggioranza e del governo, registriamo che i tanto evocati tagli delle tasse sono solo un bluff. Infatti nella finanziaria (ma quella dell’anno scorso non doveva valere 3 anni per evitare il solito «assalto alla diligenza»?) non sono previsti i tagli dell’Irpef, dell’Irap e degli affitti. Bisognerà attendere il 2010, alla facciaccia di quelli che parlano di Berlusconi come dell’angelo sceso dal cielo con la missione di abbassare le tasse imposte da quel comunistaccio di Prodi. Bonaiuti però è comunque contento: «Purtroppo abbiamo dei problemi di compatibilità di bilancio, ma se Tremonti non avesse lanciato la linea di contenimento della spesa pubblica e quindi dei conti nel loro complesso, non avremmo la buona situazione che ha permesso all’Ue di dire che i conti dell’Italia vanno bene e che anzi vanno meglio di quelli di altri Paesi». Già, ringraziamo Giulietto mani di forbice: il debito pubblico sta per sforare i 1.800 miliardi di euro mentre il suo rapporto col Pil toccherà il 120%. Eccovela qui la linea di contenimento della spesa pubblica, per la gioia delle giovani generazioni, che ovviamente ringraziano sentitamente...
 
Restiamo sul ministro dell’Economia, spostandoci sull’altro corrazziere del governo, Renato Brunetta: «Io sono più rigorista di Tremonti, ma nel rigore si può fare lo sviluppo: io queste cose le conosco bene perché io sono un economista, Tremonti non è un economista». Gran bel clima nel governo, insomma. Adesso dobbiamo solo aspettare il Fini della situazione che denunci il responsabile del Tesoro per «conti truccati», come fece l’attuale presidente della Camera nel 2003.
 
Passando alla Casta, è da evidenziare come la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera abbia negato il bene placet all’arresto di Nicola Cosentino, al centro anche dello scontro al Senato, dove Pdl e Lega hanno votato contro le mozioni Pd e Idv che chiedevano la testa del sottosegretario. In attesa del voto definitivo della Camera (previsto tra un paio di settimane), non ci resta che sperare che Cosentino confermi la sua candidatura alla guida della regione Campania e vinca: causa incompatibilità, dovrebbe dimettersi da parlamentare, perdendo l’immunità e finendo direttamente in carcere con la leggerissima accusa di concorso esterno in associazione camorristica. Vista la scarsa conoscenza delle leggi degli esponenti del Pdl, non tutte le speranze sono perdute...
 
Sempre sul tema politica-giustizia e concorsi esterni, oggi si è saputo che Cuffaro rischia un nuovo rinvio a giudizio. La procura di Palermo è tornata alla carica, ipotizzando di nuovo il concorso in associazione mafiosa: i pm chiedono di prendere atto di quello che in primo grado è stato ritenuto un favoreggiamento semplice per trasformarlo in favoreggiamento a Cosa Nostra tramite anche le nuove rivelazioni dei collaboratori di giustizia. Adesso aspettiamo il bis di cannoli.
 
Come sempre in Italia non si può star tranquilli. Non c’è giorno in cui non accada qualcosa che metta in dubbio quantomeno la probità di alcuni dei nostri (presunti) eletti, sia come capacità politiche che come etica. Tutto è un optional, soprattutto i fatti.
 
AB

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permalink | inviato da Bile il 25/11/2009 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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