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POLITICA
18 agosto 2010
Aridatece il vecchio Cicchitto!

È mai possibile che uno, appena si mette a sondare in maniera neanche troppo approfondita il passato dei berluscones, scopre che una volta non erano così, che prima di essere folgorati sulla via di Damasco/Arcore erano delle persone completamente diverse? Bondi era comunista, Bonaiuti rappresentava il più becero antiberlusconismo, Capezzone e Quagliariello andavano a braccetto con Pannella, Cicchitto era un estremista di sinistra. Già, bei tempi andati e in molti casi già oggetto di articoli. Tempi che però, nel caso del secondo piduista del Pdl, oggi è il caso di ricordare.

Già smerdato da Marco Travaglio il 16 gennaio per la sua intervista anticraxiana concessa al Minzo nel bel mezzo di Mani pulite proprio mentre andava in onda a reti unificate la beatificazione del Cinghialone, il capogruppo del Pdl alla Camera merita oggi la nostra attenzione per le sue frasi destinate a celebrare Francesco Cossiga. Se ieri ha ricordato l’emerito presidente della Repubblica come «una delle poche voci libere e anticonformiste nel nostro Paese, libero sempre e in ogni circostanza», oggi l’ha definito «una delle menti più straordinarie che la Repubblica abbia mai avuto». Peccato che il 13 maggio 1977, il giorno successivo alla morte di Giorgiana Masi avvenuta durante una manifestazione dei Radicali e della sinistra extraparlamentare, il nostro alla Camera attaccò duramente l’allora ministro dell’Interno Cossiga (che aveva appena finito la sua relazione sugli scontri), prospettando una strategia ben definita e palesemente antidemocratica da parte dell’Esecutivo.
 
Cicchitto a Montecitorio, difendendo le forze pubbliche («non faccio addebiti alla polizia od alle forze dell’ordine come tali»), contestò «le direttive impartite alle forze dell’ordine», sostenendo l’ipotesi di «un preventivo attacco contro chiunque si avvicinasse a piazza Navona, da cui sono derivate aggressioni a cittadini per nulla organizzati, per nulla violenti, che a loro volta hanno innescato un meccanismo estremamente pericoloso, grave e drammatico nella nostra città». Il discorso proseguì condannando la teoria che il Picconatore rivelerà solo nel 2008 con la lettera a Manganelli, quella del consenso per le forze dell’ordine («Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti»): «Anche da parte di ben determinati settori del potere si investono le forze dell’ordine, cercando di determinare una situazione di spostamento a destra, di riflusso verso una tendenza al rancore e allo scontro con i manifestanti».
 
Un all’epoca premuroso Cicchitto si prodigò poi in difesa dei giovani manifestanti, mettendoli in guardia dalle trappole dello Stato italiano («Le forze democratiche giovanili debbono comprendere a quale pericolo di scontri e a quali trappole sono di fronte»), incalzando l’Esecutivo sulla sua strategia repressiva: «Il governo – s’infervorava il futuro piduista – deve rispondere in modo chiaro su una situazione che non può essere disinnescata introducendo meccanismi repressivi, che invece favoriscono gruppi eversivi i quali indubbiamente sono attivi nella nostra città, e nei confronti dei quali noi non vediamo ancora intrapresa un’azione di prevenzione per sgominarli. Tutto questo noi non lo scorgiamo, nella azione svolta dal Governo. Vediamo soltanto alcune procedure che ci lasciano sgomenti, alcuni interventi nei riguardi di avvocati difensori: un tentativo, cioè, non di intervento preventivo, ma di repressione indiscriminata». Un vero e proprio Stato di polizia insomma, che secondo il prossimo berluscones si stava insediando per «cambiare il volto dello stesso Stato uscito dalla Resistenza, per edificarne uno che intrecci incapacità, disfacimento e repressione».
 
L’epilogo della prova oratoria era tutto per Cossiga, reo di aver coperto la verità: «È per queste valutazioni e per il fatto che non ci è sembrato di cogliere nell’intervento del ministro una riflessione critica su ciò che sta avvenendo, ma soltanto un’acritica copertura di tutto ciò che è successo ieri e delle cause che l’hanno determinato, che noi sottolineiamo la nostra insoddisfazione nei confronti della risposta data dal ministro Cossiga».
 
Fa un po’ specie pensare che oggi colui che attaccò così duramente il futuro capo dello Stato sia immerso nel «più profondo cordoglio» per la sua scomparsa. La spiegazione in realtà è sempre quella: chi rimane incantato dal signore di Arcore subisce un lavaggio del cervello tale da dimenticare completamente il suo passato, sia nelle azioni che nelle parole. Noi nel nostro piccolo ci limitiamo a segnalare il caso a Il Giornale, che oggi ha pensato bene di pubblicare un divertente articolo sugli avversari di Cossiga dal titolo Occhetto, Scalfaro & Co: i voltagabbana passati dagli insulti agli omaggi. Cicchitto stranamente non rientra nell’elenco, forse perché troppo voltagabbana anche per i gusti del quotidiano di Feltri. Una cosa è certa: l’uomo all’epoca ci stava molto più simpatico. Se fosse possibile riaverlo indietro nelle condizioni di quei tempi, avvisateci.
 
Alessandro Bampa

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permalink | inviato da Bile il 18/8/2010 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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