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POLITICA
15 agosto 2010
Il vero obiettivo: la Costituzione

Prevedibili come non mai. Ieri non abbiamo neanche fatto in tempo a scrivere che sul governo tecnico Pdl e Lega stanno mettendo in atto una strategia volta a delegittimarlo aprioristicamente che oggi è arrivata la conferma. Ecco infatti la conferenza stampa congiunta di Maroni e Alfano per ripetere il leitmotiv: il governo tecnico è un golpe.

Il primo a pronunciarsi è Alfano: «Noi abbiamo una bussola molto chiara che è la Costituzione della Repubblica italiana che va letta a cominciare dall’articolo 1, che dice che "la sovranità appartiene al popolo". Non ci può essere una lettura de "la sovranità che appartiene al popolo" differente da quella secondo cui il popolo sovrano sceglie chi mandare al governo, chi vince governa, chi perde si oppone per il periodo che la legge e la Costituzione prevedono. Qualunque ipotesi che preveda che chi ha vinto le elezioni faccia opposizione – cioè chi è stato espresso dalla sovranità popolare faccia opposizione – e chi ha perso le elezioni sia al governo, è una interpretazione che viola l’articolo 1 della Costituzione. Ecco perché, essendo chiaro il mio riferimento al centrosinistra italiano, noi riteniamo che ogni programma di governo o di ipotesi di formazione di governo che prevedano che all’opposizione stia chi ha vinto le elezioni, è un programma in piena violazione dell’articolo 1 della Costituzione italiana».
 
Maroni ha subito sottoscritto: «Condivido in pieno questa analisi e confermo che sul piano politico naturalmente la Lega ritiene che non ci sia altra maggioranza possibile che questa, quella che è uscita vincitrice dalle elezioni, e che non siamo disponibili a operazioni di palazzo, a giochi o a giochini vari, o alchimie varie che tolgano al popolo sovrano il diritto di esprimere da chi vuole essere governato. In questo caso la maggioranza è chiara, quella uscita dalle elezioni del 2008. Se la maggioranza viene meno, non c’è altro rimedio che tornare al popolo sovrano, cioè le elezioni politiche, che si possono fare in qualsiasi momento dell’anno».
 
Il ministro dell’Interno ha accuratamente evitato di entrare nei tecnicismi, anche se ha ribadito l’assioma secondo cui, finita una maggioranza, si deve subito tornare al voto. In realtà – come abbiamo già spiegato più volte – è una balla che non sta scritta da nessuna parte: Costituzione alla mano, è il capo dello Stato a decidere ogni volta se si deve tornare dagli elettori. Generalmente lo fa dopo aver verificato che in Parlamento non si riesce a trovare una maggioranza che sostenga un governo. Maroni in realtà oggi ha sostenuto la versione soft, quella meno radicale, che si limita a chiedere nella contingenza odierna, le elezioni immediate partendo dal (giusto) presupposto che in Parlamento non si riuscirà a trovare una maggioranza che possa sostenere un qualsiasi governo. Insomma, a lui si può solo imputare di aver sorvolato sul ruolo di Napolitano.
 
Non per niente sono le parole di Alfano a preoccuparci, per una serie di motivi. Il guardasigilli ha innanzitutto dato prova di aver appena iniziato a leggere la Carta, dato che gli articoli 3 e 138 non sa cosa siano (altrimenti non avrebbe messo la sua firma sul lodo cassato dalla Consulta). Poi  ha evidenziato di essersi stancato subito, non avendo evidentemente concluso la lettura del primo articolo: dopo la tanto citata frase «la sovranità appartiene al popolo», è infatti scritto che ‘sto maledetto popolo «la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», non alla cazzo insomma. Infine ha dimostrato di essersi dimenticato del ribaltone del 1995, quando il Berlusconi premier finì all’opposizione assieme a tutta la sua maggioranza per lasciar spazio al governo Dini, sostenuto da quella che era l’opposizione e dall’ex alleato berlusconiano, la grande maestra di coerenza, la Lega. È vero, questa gente qui considera Scalfaro un golpista. Ma solo perché – come ha dimostrato anche oggi Alfano – ignora la Costituzione.
 
Su queste pecche – anche se gravissime per un ministro – potremmo anche sorvolare. Alfano ci ha infatti allarmato con altri pensieri. Quando ha detto che «il popolo sovrano sceglie chi mandare al governo, chi vince governa, chi perde si oppone per il periodo che la legge e la Costituzione prevedono», il ministro ha illustrato il meccanismo di uno Stato che non è l’Italia. Da noi per ora gli elettori non scelgono chi governa, ma chi li rappresenta. Sono infatti i parlamentari ad indicare con la fiducia chi governa (sempre se il presidente della Repubblica è d’accordo). Non per niente siamo in un Repubblica parlamentare, che è ben diversa dal governo neoparlamentare prospettato da Alfano.
 
Questa è la chiave di volta del ragionamento: ai berluscones la Costituzione così com’è non va. Il loro massimo sogno infatti è sottomettere il legislativo all’esecutivo, ribaltando così i rapporti di forza sanciti invece dalla Carta, per portare l’Italia verso il populismo più spinto. Vi chiedete il perché? Semplice: solo così il Cavaliere e i suoi sodali potranno liberarsi dalle catene che mamma Costituzione ha imposto. Se il legislativo sottosta all’esecutivo, tutti i desiderata del premier diverranno realtà. Dunque – e questo spiega tutto – anche quelli incostituzionali: basterà cambiare la Costituzione, cosa ad oggi difficile per le leggi di buon senso, impossibile per quelle spudoratamente faziose (altrimenti il suddetto lodo Alfano sarebbe stato approvato per via costituzionale).
 
Ecco perché la Lega sta facendo da stampella al Pdl. Ed ecco perché è partita la campagna congiunta contro i governi tecnici in realtà consentiti dalla Carta: è questa il vero obiettivo degli attacchi della pseudo-destra nostrana, che ora – sempre con l’arma preferita di Berlusconi, le tv – sta ammaestrando il popolo.
 
Alessandro Bampa

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permalink | inviato da Bile il 15/8/2010 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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